RIMINI – AFA Arredamenti ospiterà tre concept, tra cui “Il gelato che non c’è”, che presenterà in anteprima al Sigep il gelato all’azoto. Il nome del marchio riprende proprio il suo metodo di preparazione.

Per la preparazione di questo gelato si parte da una crema a base del gusto desiderato, che viene poi avvolta in una nuvola d’azoto. Quest’ultima, in pochissimo tempo congelerà la crema trasformandola in gelato.

È un processo che porta diversi benefici, in quanto l’utilizzo di questo gas riduce parecchio il consumo di energia elettrica e totalmente quello di acqua.

Inoltre, la temperatura è talmente bassa che permette di raffreddare più velocemente il gelato. Questo consente di creare un prodotto di qualità superiore e anche più facilmente personalizzabile.

 

Ed ecco la spiegazione del logo

Il logo realizzato, così come il nome, sintetizza il concetto di “gelato che non c’è”. Il soffio di vento è composto da 3 elementi a forma di curva che si adagiano sul cono, disegnando tre palline di gelato.

Esse rappresentano simbolicamente il modo in cui il gelato prende forma dalla nuvola d’azoto. Un altro elemento distintivo dell’identità del marchio è la nube di fumo colorata, inserita nella maggior parte degli elementi di packaging che richiama immediatamente il mood del progetto.

 

Dove si trova la gelateria “il gelato che non c’è”?

Il gelato che non c’è è la prima gelateria di questo tipo che ha aperto in Italia. Si trova in viale Monza a Milano ed è stata inaugurata lo scorso 11 novembre.

Qui vengono serviti gusti alternativi come il gelato al gorgonzola, alle lenticchie, alla Red Bull. Oppure il gusto panettone e tanti altri ancora.

Il processo di preparazione del gelato è molto scenografico: l’azoto evapora e regala ai presenti l’ebbrezza di trovarsi in una specie di laboratorio di un alchimista medievale.

 

L’idea del gusto viene resa in modo eccellente da questo tipo di gelato

Oltre a questo poi, presso la gelateria vi sono diversi prodotti di pasticceria e da bar.

L’azotocambia la percezione del gusto rendendolo più intenso e permette di apprezzare maggiormente le materie prime impiegate. A patto che siano di qualità. Produrre gelato con l’azoto liquido è abbastanza facile, ma ottenere un buon prodotto è un’altra cosa.

La procedura, infatti, consiste in poche operazioni: si prendono gli ingredienti e si mescolano dentro una particolare attrezzatura usata per montare, amalgamare e impastare.

Poi si versa l’azoto liquido, mantenuto all’interno di un thermos a -200 gradi di temperatura.

Dal momento in cui si versa l’azoto nella vaschetta, si crea una nuvola di fumo bianco che scompare in pochi secondi, lasciando il posto al gelato, ottenuto immediatamente. I cristalli che vengono ottenuti con questa tecnica sono centinaia di volte più piccoli rispetto a quelli di una lavorazione tradizionale.

Il prodotto che si ottiene, quindi, non è né ghiacciato né duro, ha una consistenza cremosa. I gusti vengono ancora più esaltati, perché il gelato artigianale lavorato in questa maniera non gela la bocca. Questo metodo esalta la materia prima e se gli ingredienti non sono di qualità, il gelato non verrà bene.

Un gelato creato in questo modo si può sicuramente definire artigianale. L’innovazione nelle tecniche non compromette assolutamente l’artigianalità del prodotto.

Basti pensare che una volta non si usava l’energia elettrica, ma si metteva la miscela di ingredienti a bagnomaria nella salamoia a -18°C.

Successivamente, quando è stata introdotta l’elettricità, nessuno ha pensato di discutere l’artigianalità di un gelato fatto con strumenti più moderni.

La lavorazione con l’azoto segue maggiormente i dettami della ricetta classica, avvicinandosi ulteriormente alle antiche tradizioni rispetto all’utilizzo delle moderne gelatiere.

L’articolo è stato pubblicato per conto di AFA Arredamenti in occasione della fiera Sigep 2018 su Comunicaffè